Ultima modifica: 13 maggio 2018

SPIGOLI ROTONDI

“Spigoli rotondi” nasce con l’intento di realizzare un’opera originale artistico-musicale che prenda vita da un viaggio introspettivo e sociale nel pensiero lento: un viaggio nella mente per guardare il mondo in un’altra prospettiva; un viaggio nel mondo della bicicletta per immergersi in una visione più lenta della realtà e indurre spontaneamente l’osservatore a riflettere con una “lente differente” sul mondo circostante; un viaggio nelle proprie idee per rendersi conto di come si possa contribuire a migliorare il mondo da fermi; un viaggio in se stessi dove cercare nell’immaginazione per allargare il peso della fantasia stimolando il pensiero divergente; un viaggio in cui la conoscenza divenga competenza, vivere la storia, quindi cultura, realizzazione e compimento del proprio essere, successo personale, condivisione, stile di vita.

 

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IDEAZIONE E TESTI
I ragazzi della II B della scuola secondaria di I grado I.C. “Galateo-Frigole” – Lecce

MUSICA E REGIA
Pamela Pinto

ARRANGIAMENTO E PRODUZIONE
Pamela Pinto

TECNICO DEL SUONO
Davide Mancino

RIPRESE VIDEO E MONTAGGIO
Daniele Filograna

ASSISTENTE REGIA E BACKSTAGE
Simona Formica

In breve:

“Spigoli rotondi” nasce con l’intento di realizzare un’opera originale artistico-musicale che prenda vita da un viaggio introspettivo e sociale nel pensiero lento: un viaggio nella mente per guardare il mondo in un’altra prospettiva; un viaggio nel mondo della bicicletta per immergersi in una visione più lenta della realtà e indurre spontaneamente l’osservatore a riflettere con una “lente differente” sul mondo circostante; un viaggio nelle proprie idee per rendersi conto di come si possa contribuire a migliorare il mondo da fermi; un viaggio in se stessi dove cercare nell’immaginazione per allargare il peso della fantasia stimolando il pensiero divergente; un viaggio in cui la conoscenza divenga competenza, vivere la storia, quindi cultura, realizzazione e compimento del proprio essere, successo personale, condivisione, stile di vita.

Nel particolare:

Il quadro si apre con l’immagine di un sogno, simbolo di abbandono, affaticamento, sofferenza e solitudine – reso evidente dalle sonorità introduttive del pianoforte – nell’esasperata sensazione di quel continuo non sentirsi all’altezza di un determinato compito scolastico, nella stanchezza di dover memorizzare date e nomi per l’interrogazione; nel sogno si manifesta l’altra parte di sé attraverso una rivisitazione della poesia metasemantica – cit. “È ciara paca ciccia […] Cichi Ciaka ciò?”- in cui si vogliono esprimere tre stadi ben specifici di tale situazione: la metabolizzazione del mal di testa; l’incapacità di memorizzare dati; una richiesta di aiuto il cui destinatario appare ignoto.

La mente di chi sogna inizia a spaziare, si propone di mettersi in marcia per trovare la propria strada, la giusta soluzione al problema. Questo punto viene rappresentato dalle body percussion che – in poliritmia con la batteria, la quale simula la catena della bicicletta, ma anche gli “ingranaggi” della nostra mente che provano a viaggiare più leggeri – esprimono un terreno dissestato, un percorso pieno di buche nel quale è facile perdere l’equilibrio, ma non impossibile mantenerlo.

Inizia un viaggio: un viaggio dentro se stessi, nel mondo dell’altro per confrontarsi con il proprio vissuto; un viaggio nel mondo della dislessia, della balbuzie, dello scioglilingua, per esprimere il concetto che “partendo lentamente, ma per gradi, si può arrivare ad essere davvero veloci” e, nel farlo, ci si accorge che non si è soli; comincia la riflessione, ci si guarda intorno, osservando i particolari “che in auto non si può”, senza perdere la bellezza del proprio sorriso, così come quello degli altri, importante e di conforto soprattutto nei giorni più difficili.

Ed ecco che il ritmo di batteria incalza, simula il cambio di marcia della bicicletta, la catena inizia a scorrere con una particolare grinta e inizia il percorso. Comincia la canzone: è la parte in cui l’io ha preso coscienza di sé, una parte che si potrebbe sintetizzare in una particolare frase del testo: “corse insensate, adesso basta: seguo me! Segui te!”.
In fase di realizzazione si è anche pensato di dedicare “segui te!” a Gino Bartali ricordando il famoso ciclista che, nell’aiutare gli ebrei a scappare dai nazisti, probabilmente affrontò una delle gare più difficili della sua vita scegliendo di salvare centinaia di persone.

Una serie di metafore accelerano il processo di interiorizzazione degli eventi e di esternazione delle proprie emozioni, quali, ad esempio, “montagne rocciose”: ostacoli da superare; “pianure e praterie”: persone e pensieri positivi che si incontrano durante il percorso di vita; “campagne infuocate”: difficoltà che sembrano impossibili da affrontare.

Da qui una serie di riflessioni sul mondo, dal bullismo – cit. “innalzarmi al più intelligente” – al benessere individuale e collettivo – cit. “vedo un arcobaleno e cambia il mio umore nero” – a quel sentirsi tranquillo che è sinonimo di una sana libertà in grado di far intraprendere la via della felicità.

In questo modo sale l’autostima, il pedalare con il proprio ritmo non fa restare fermi, ma aumenta la sensazione del sentirsi bene, adeguati a se stessi ed al mondo circostante: “seguo questo ritmo e sento che tutto io vedrò, tutto io farò”. Nervosismi e paure lasciano il posto ad un voler andare sempre più avanti, anche nelle difficoltà, senza tirarsi indietro: “E andiamo su su su/la rabbia poi scende giù/chiamiamo la fantasia/la strada sarà mia!”.

La presa di coscienza di sé culmina con il “mi specchio in un finestrino/non sono più un bambino”, dove ciò che conta non è quel che dicono i pensieri negativi, la paura di non riuscire in qualcosa, o – peggio ancora – le persone negative che provocano inutili sofferenze, ma la nostra maturità intellettuale, il pensare con la propria testa: “mi fermo e cosa vedo? Non c’è più quel mio umore nero”.

Liberamente ispirata, nella scrittura, alla musica aleatoria, il pezzo presenta due ritornelli simili, ma volutamente non uguali con lo scopo di evidenziare l’individualità della persona, il suo essere unico ed irripetibile nel mondo. A far la differenza? La fantasia.

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